+39-3286136369 issat@libero.it
Tua lingua
BLOG


  Torna alla lista delle News  

PLDD IN OLTRE 23 ANNI: STATO DELL’ARTE E PROSPETTIVE FUTURE

28 NOVEMBRE 2009


La Decompressione Discale Laser Percutanea (PLDD) è una procedura mini-invasiva finalizzata a ridurre la pressione intradiscale in pazienti con ernia/protrusione discale e sintomi di radicolopatia (ad esempio sciatica). In oltre due decenni di utilizzo clinico, la PLDD è diventata un’opzione terapeutica consolidata per un gruppo ben definito di pazienti, soprattutto quando la strategia di trattamento richiede un approccio meno invasivo rispetto alla chirurgia tradizionale. 


Pressioni intradiscali pre e post-PLDD, con note manoscritte. Si osserva una riduzione da 300 a 154 mmHg. Il ‘‘glitch’’ causato da un colpo di tosse dimostra una manometria “open”. 


Tratti laser formati nel nucleo polposo da 1000 J di energia laser: a sinistra a 1320 nm, a destra con laser Nd:YAG a 1060 nm. 



Aspetto istologico di un tratto laser nel nucleo polposo. È presente un foro centrale circondato da una zona di denaturazione proteica e successivamente da vacuoli, probabilmente “sacche” di vapore.
 

Origini e sviluppo della tecnica

La PLDD si basa su un principio biomeccanico semplice ma potente: il disco intervertebrale è una struttura “chiusa” in cui anche una riduzione minima del volume del nucleo polposo può determinare una significativa diminuzione della pressione interna. Le prime applicazioni cliniche risalgono alla metà degli anni ’80 e hanno aperto la strada a una serie di studi sperimentali e clinici che, nel tempo, hanno definito indicazioni, limiti e protocolli tecnici.

Razionale fisiopatologico: perché funziona

In molte forme di ernia discale “contenuta” (o, comunque, con continuità anatomica con il disco di origine), il fattore che determina il dolore non è solo la presenza del materiale erniato, ma anche la compressione e l’irritazione della radice nervosa all’interno del canale spinale o del forame. Riducendo la pressione intradiscale tramite vaporizzazione controllata di una piccola porzione del nucleo, la PLDD favorisce un effetto di “retrazione” del bozzo discale e riduce la tensione sui tessuti periradicolari. Il risultato atteso è un miglioramento del dolore e, progressivamente, della funzione.

Come si esegue la PLDD

La procedura viene eseguita con accesso percutaneo, tipicamente con approccio posterolaterale, sotto guida radiologica (fluoroscopia e/o TC, a seconda dei protocolli e dell’organizzazione del centro).

Passaggi essenziali

  • Pianificazione: valutazione clinica (dolore radicolare, deficit, segni di irritazione radicolare) e imaging (RM/TC), con rigorosa correlazione tra livello anatomico e sintomi.
  • Posizionamento dell’ago: l’ago viene avanzato in modo controllato nello spazio discale, orientandosi verso il centro del disco, cioè il nucleo polposo.
  • Inserimento della fibra ottica: attraverso l’ago si introduce una fibra per veicolare l’energia laser.
  • Applicazione dell’energia: si esegue una vaporizzazione mirata di una quantità molto ridotta di tessuto per ottenere la decompressione senza danno termico significativo alle strutture circostanti.
  • Controllo finale e medicazione: al termine la cute richiede una medicazione minima; il recupero è in genere rapido e compatibile con un ritorno precoce alle attività quotidiane secondo indicazioni mediche.


Proiezione antero-posteriore (AP) del corretto posizionamento dell’ago. L’ago è a metà tra le due limitanti vertebrali, è parallelo all’asse del disco e la punta è appena oltre l’anulus. 


Proiezione laterale del corretto posizionamento dell’ago. L’ago è a metà tra le due limitanti, parallelo all’asse del disco e la punta è appena oltre l’anulus.



Immagine RM di L5-S1 che mostra un lieve bulging.

 

Selezione dei pazienti: il fattore che fa la differenza

Letteratura ed esperienza clinica convergono su un punto chiave: la PLDD è efficace nella misura in cui valutazione clinica e indicazione sono corrette. Non è una “procedura universale” per ogni ernia discale.

Scenario clinico tipico

  • Dolore radicolare (sciatica o cruralgia) con convincente correlazione clinico–radiologica.
  • Ernia/protrusione non eccessivamente voluminosa, preferibilmente contenuta o almeno in continuità con il disco.
  • Fallimento o beneficio insufficiente dopo un adeguato periodo di terapia conservativa.
  • Assenza di condizioni che richiedano un trattamento chirurgico urgente (ad es. deficit neurologici gravi/progressivi o sindromi compressive maggiori).

Quando serve cautela

Ernie espulse/sequestrate, stenosi significative, instabilità vertebrale evidente o quadri clinici non coerenti con l’imaging riducono la probabilità di successo e possono orientare verso strategie diverse. In questi casi la scelta deve essere particolarmente prudente e basata su criteri clinici stringenti.

Risultati clinici e durata dell’effetto

Nelle casistiche pubblicate e nei follow-up a lungo termine, i risultati sono in genere espressi come percentuale di miglioramento clinico (dolore e funzione) in pazienti adeguatamente selezionati. In molti report, i tassi di successo rientrano in un intervallo indicativo di circa 70%–89%, con variabilità legata a criteri di inclusione, definizioni di “successo”, tecnica e follow-up.

È importante chiarire che la risposta clinica può essere immediata in alcuni pazienti, mentre in altri può richiedere settimane, con un miglioramento progressivo correlato alla riduzione dell’irritazione radicolare e alla stabilizzazione del processo infiammatorio locale.

Sicurezza e complicanze

La PLDD è generalmente considerata una procedura con un profilo di sicurezza favorevole, soprattutto se eseguita in centri esperti e con protocolli standardizzati. Le complicanze più frequentemente discusse includono:

  • Discite (infezione del disco): rara ma clinicamente significativa; richiede diagnosi precoce e terapia antibiotica prolungata, talvolta associata a riposo e follow-up clinico/strumentale.
  • Sintomi neurologici transitori: irritazione radicolare temporanea, generalmente gestibile con terapia medica e follow-up ravvicinato.
  • Eventi tecnici/procedurali: difficoltà di accesso allo spazio discale o posizionamento subottimale, con possibile riduzione dell’efficacia.

Formazione, curva di apprendimento e qualità

Un tema ricorrente nelle analisi “state of the art” è la curva di apprendimento. La PLDD non è una procedura banale: il successo dipende dalla geometria dell’accesso, dall’accuratezza del target (nucleo), dal controllo dell’energia e dalla corretta selezione del paziente. Per questo motivo vengono sottolineati:

  • la necessità di training strutturato;
  • una supervisione iniziale da parte di tutor esperti;
  • l’adozione di protocolli condivisi e criteri di qualità;
  • audit clinici e follow-up sistematici per migliorare la selezione e ridurre gli eventi avversi.

Varianti tecnologiche e “stato dell’arte”

Nel tempo sono state introdotte varianti tecniche (diversi tipi di laser, modalità di erogazione, strumenti e accessori), oltre a procedure correlate che combinano decompressione e controllo endoscopico. Ogni evoluzione può offrire vantaggi potenziali ma può anche aumentare complessità e requisiti tecnici. Pertanto, il “miglioramento” non coincide sempre con l’“aggiunta di strumenti”, ma con il mantenimento di un equilibrio tra efficacia, sicurezza e minima invasività.

Prospettive future

Le direzioni più concrete per il futuro della PLDD includono:

  • migliore selezione dei candidati (correlazione clinico–radiologica più fine e criteri più standardizzati);
  • ottimizzazione dei protocolli energetici per migliorare riproducibilità e sicurezza;
  • integrazione in percorsi clinici che definiscano chiaramente quando passare a strategie chirurgiche;
  • registri dati e studi comparativi per chiarire ulteriormente sottogruppi, tempistiche e risultati a lungo termine.

Conclusione

La PLDD è una tecnica mini-invasiva con una storia clinica pluridecennale e un solido razionale biomeccanico. Quando correttamente indicata ed eseguita da operatori formati, può offrire un miglioramento clinico significativo con un impatto procedurale contenuto. Il suo principale limite non è la tecnologia in sé, ma la necessità di selezione rigorosa e competenza tecnica—due fattori che influenzano in modo decisivo gli esiti.

Riferimento

Choy DSJ, Tassi GP, Hellinger J, Hellinger S, Lee S-H. Twenty-three years of percutaneous laser disc decompression (PLDD) – State of the art and future prospects. Medical Laser Application, 2009.

 

* Il nostro blog non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge 62/2011. Qualora le notizie o le immagini pubblicate violasse eventuali diritti d’autore, basta che ci scriviate e saranno immediatamente rimosse.


 Torna alla lista delle News  

PLDD – Decompressione Laser Percutanea del Disco (PLDD) versus Microdiscectomia per la Sciatica: Analisi di costo-efficacia
10 ottobre 2021

Decompressione Discale Laser Percutanea (PLDD) secondo il metodo di Choy per l’ernia del disco
20 novembre 2019

PLDD: trattamento rapido ed efficace per le ernie del disco
15 dicembre 2018

PLDD vs Microdiscectomia per la Sciatica: cosa mostra uno studio randomizzato
28 febbraio 2015



 



© Copyright 2016-2026 Dottore Gian Paolo Tassi - iscrizione all'Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Ascoli Piceno N. 02262
P.IVA: IT 01773120447
issat@libero.it
Proseguendo con la navigazione su questo sito web si acconsente all'utilizzo dei Cookie a scopo di facilitare la navigazione sul sito.
Maggiori informazioni e per gestire le preferenze del proprio browser in materia di Cookie: leggi qui. Leggi Privacy