Che cos’è la chirurgia laser PLDD della colonna vertebrale?Stai affrontando un’ernia del disco o una protrusione discale che provoca dolore sciatico e/o mal di schiena persistente, e farmaci e fisioterapia non hanno dato risultati? In questo caso, la PLDD potrebbe essere la soluzione mininvasiva che stai cercando. PLDD = Decompressione Disciale Laser Percutanea La PLDD (Decompressione Disciale Laser Percutanea), eseguita secondo il metodo del Prof. Daniel S. J. Choy, può contribuire a risolvere i sintomi con un alto tasso di successo (oltre l’85%), un approccio realmente mininvasivo e un tasso di complicanze molto basso rispetto ad altre tecniche chirurgiche.
La PLDD è una tecnica mininvasiva per il trattamento di ernie discali e protrusioni. Utilizza soltanto un ago sottile, all’interno del quale viene inserita una fibra ottica, ed è eseguita in anestesia locale. Nei casi lombari, l’ago viene introdotto posteriormente; nei casi cervicali, viene introdotto dal lato antero-laterale destro del collo, attraverso un punto di ingresso preciso. Sotto controllo radiologico continuo, l’ago viene avanzato con estrema cautela fino a raggiungere il centro del disco da cui origina l’ernia.
Come la PLDD riduce il doloreA questo punto vengono erogati impulsi laser. I parametri devono essere personalizzati per ciascun paziente con impostazioni precise (potenza del singolo impulso, tempo di pausa in secondi tra un impulso e il successivo ed energia laser totale erogata). Il laser vaporizza una piccolissima quantità della parte centrale del disco (il nucleo polposo, ricco di acqua). Questo determina una marcata riduzione della pressione all’interno del disco e, di conseguenza, riduce la pressione che l’ernia esercita sulla radice nervosa — che è la vera causa del dolore del paziente. È importante capire che l’obiettivo della PLDD non è far “scomparire” l’ernia discale, ma ridurre la pressione che essa esercita sul nervo. Un esempio semplice: se immaginiamo l’ernia come un palloncino molto gonfio che comprime il nervo, la PLDD mira a sfiatare il palloncino e quindi a eliminare la pressione sul nervo. Per questo motivo la procedura viene definita “decompressione”. Non ci sono incisioni su cute, muscoli o legamenti e non è necessaria alcuna rimozione ossea, come avviene nella chirurgia “classica” a cielo aperto o in alcune tecniche endoscopiche. Chi può beneficiarne?Circa l’80% delle ernie discali e quasi tutte le protrusioni discali (piccole ernie che possono essere comunque molto fastidiose) possono essere trattate con PLDD, in base al quadro clinico e ai reperti della risonanza magnetica (RM). Durata della procedura, ricovero, recuperoLa PLDD viene eseguita in sala operatoria e dura in genere 30–40 minuti. Il paziente viene solitamente ricoverato per 24–48 ore, può iniziare ad alzarsi dal letto dopo circa 12 ore e può riprendere le normali attività quotidiane nei successivi 20 giorni, in modo molto graduale. Il rientro al lavoro avviene di norma entro 20–40 giorni, a seconda del tipo di attività svolta. Tasso di successo, recidive e complicanzeI risultati sono positivi in oltre l’85% dei casi. Le recidive entro 20 anni dalla procedura sono riportate intorno al 4% (e in molti casi la PLDD può essere ripetuta). Le complicanze sono rare — circa 0,1% (circa un caso su 1.000) — e sono rappresentate principalmente dalla discite (infezione del disco trattato), nonostante l’uso di terapia antibiotica preventiva. A titolo di confronto, in diversi studi scientifici le recidive o i fallimenti della chirurgia tradizionale vengono riportati tra il 5% e il 20%, con tassi di complicanze intorno allo 0,5%–2%.
E se hai già fatto un intervento?Alcune recidive dopo la chirurgia classica o dopo procedure endoscopiche possono essere trattate con PLDD. D’altra parte, se la PLDD non risolve il problema, il paziente può comunque sottoporsi a chirurgia classica o endoscopica secondo le migliori pratiche attuali. La PLDD, infatti, vaporizza soltanto una piccolissima quantità di nucleo polposo tramite un ago sottile. Con la PLDD non c’è rischio di formazione di aderenze che comprimano il nervo e non c’è rischio di instabilità vertebrale, che può verificarsi dopo la chirurgia classica e che talvolta richiede procedure molto più complesse, con rischi maggiori.
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